La prima salumeria ittica del mondo. Quel che piace, quel che colpisce di Anikó è che invero non si sa come prenderlo. Né bancone né baretto, affacciato sulla piazzetta di Senigallia, è un incrocio, anche nel senso stradale, di tutto quel che preme alle nostre porte. È bello come un “vassoio” spaziale, come un vagone ferroviario arenatosi non nel deserto ma nel centro della balneare cittadella. E niente ci toglierà dalla testa che una delle ragioni per comprendere, per amare Anikó, diciamo una delle chiavi per ca(r)pirne le intenzioni, è proprio di apprezzarlo come se fosse un intervento d’arte contemporanea.

Un’istallazione. Una marittima pizzicheria, uno spaccio di bengodi. Una eaterie al passo con i tempi. Che ci si fermi per far la spesa, per celebrare l’ora dell’aperitivo o estenuare sine die l ’happy hour della ricreazione fin alle soglie della cena nei tavolini adiacenti, Anikó teme pochi confronti per invogliare alla riflessione. Prendetelo come vi pare, luogo d’appuntamenti, smercio domestico, platform, dove baloccarsi di stuzzichini e ettate d’affettati di pesce, per noi il vero modello del luogo non è tanto la botteguccia né l’estensione del ristorante, ma una sorta di proiezione della Haute Couture (la Madonnina del Pescatore) che trova qui la più giusta ridefinizione in un prêt-à-porter/prêt-à-manger. Le radici d’Anikó stanno ovviamente nella tradizione senza frontiere dello Street Food.